Guida di riferimento
Intelligenza artificiale: la guida completa
In ambito aziendale l’AI è già in produzione, ma architettura, strategia dati e governance devono ancora adeguarsi. Questa guida illustra come vengono sviluppati i sistemi di AI, dove hanno successo o falliscono e quali aspetti devono considerare le imprese per gestirli in modo efficace.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LA DEFINIZIONE
L’intelligenza artificiale è l’ampio campo dei sistemi in grado di svolgere task associati al ragionamento umano, come il riconoscimento di pattern, la previsione, la comprensione del linguaggio e il supporto decisionale.
La maggior parte delle organizzazioni aziendali ha già intrapreso il proprio percorso nell’intelligenza artificiale: dispone di modelli in produzione e progetti pilota in corso, mentre il dibattito sulla governance deve ancora adeguarsi al ritmo del deployment. I team devono ora scegliere l’architettura AI, le dipendenze dai dati e la strategia di valutazione appropriate, applicando controlli coerenti di governance, sicurezza e operatività lungo l’intero ciclo di vita dell’AI, spesso tramite pratiche di MLOps come pipeline di deployment, monitoraggio e controllo delle versioni dei modelli.
Serve quindi più di una strategia generale per l’AI. I modelli predittivi, i classificatori di documenti, le app RAG e i sistemi agentici vengono sviluppati in modi diversi, presentano modalità di errore differenti e impongono requisiti specifici a dati, infrastruttura e supervisione. Le decisioni su cosa sviluppare, scalare e sottoporre a governance devono tenere conto di queste differenze senza frammentare i controlli aziendali applicati ai sistemi.
Questa guida costituisce un riferimento per tali attività. Descrive le principali discipline dell’AI, le modalità di addestramento e valutazione dei sistemi, gli ambiti in cui le imprese li implementano con efficacia e gli aspetti di governance, sicurezza e gestione dei dati che determinano la solidità di un deployment nel tempo.
Che cos’è l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale non è una singola disciplina, ma un ampio campo costituito da numerose sottodiscipline interconnesse. Ad esempio, il machine learning (ML) è un sottoinsieme dell’AI: comprende sistemi che apprendono modelli statistici dai dati anziché seguire regole esplicite. Il deep learning è un sottoinsieme del ML: utilizza reti neurali a più livelli che apprendono rappresentazioni di dati complessi e ad alta dimensionalità. L’AI generativa è un prodotto del deep learning: i foundation model generano nuovi output anziché classificare input esistenti.
Ogni livello eredita i requisiti di qualità dei dati, infrastruttura e valutazione del livello superiore. Un’implementazione di AI generativa è anche un’implementazione di ML, con tutto ciò che ne consegue.
Il settore distingue inoltre tra AI ristretta e intelligenza artificiale generale (AGI). L’AI ristretta, categoria che comprende ogni sistema AI attualmente in produzione, è ottimizzata per un’attività o un dominio specifico. Le decisioni aziendali sull’AI riguardano sempre l’AI ristretta e i framework di governance, le pratiche di valutazione e i modelli di rischio applicabili. L’AGI, un sistema capace di ragionare e apprendere in qualsiasi dominio a un livello pari o superiore a quello umano, rimane un obiettivo di ricerca.
L'AI sta permettendo alle organizzazioni di ricavare insight da dati non strutturati, cosa che prima era semplicemente impossibile.
Baris Gultekin
VP of Product, AI Snowflake
Come funziona l’intelligenza artificiale?
La maggior parte dei sistemi AI segue lo stesso ciclo di base: i dati vengono acquisiti, un modello apprende da essi e viene quindi utilizzato per generare previsioni o output su nuovi dati. Le tre fasi, addestramento, inferenza e fine‑tuning, comportano requisiti distinti di infrastruttura e governance.
L’addestramento è il processo che espone un modello a grandi quantità di dati etichettati o non etichettati affinché impari a riconoscere schemi ricorrenti. Nei sistemi di deep learning, questo processo utilizza in genere architetture transformer con meccanismi di attenzione per apprendere quali parti dell’input sono più rilevanti per un determinato output. L’addestramento dei modelli foundation, i grandi modelli di base su cui si fonda la maggior parte delle app di AI generativa, richiede capacità di calcolo su una scala storicamente accessibile solo alle grandi organizzazioni di ricerca e ai cloud provider.
L’inferenza è la fase in cui viene utilizzato un modello addestrato. Un utente invia una query, il modello genera una risposta, che viene restituita quasi in tempo reale. La latenza, il costo e l’affidabilità dell’inferenza sono aspetti operativi che assumono rilievo su larga scala, in particolare per le applicazioni destinate alla clientela.
Il fine‑tuning adatta un modello preaddestrato a un dominio o a un’attività specifici mediante un set di dati più piccolo e mirato. È un approccio comune per le organizzazioni che vogliono utilizzare le capacità di un foundation model senza addestrarlo da zero, ma introduce il rischio di deriva del modello se, nel tempo, i dati di fine‑tuning divergono dagli input di produzione.
Il vero collo di bottiglia nell’implementazione dell’AI è raramente il modello stesso. In un sondaggio di MIT Technology Review Insights condotto su 400 dirigenti senior responsabili di dati e tecnologia, il 45% ha indicato la complessità dell’integrazione e il 40% la governance dei dati come le principali sfide delle iniziative di AI. La qualità dei dati, la governance e l’infrastruttura di calcolo incidono sui risultati con maggiore regolarità rispetto alla scelta del modello.
- Il 45% dei dirigenti indica la complessità dell’integrazione come una delle principali sfide delle iniziative di AI.
- Il 40% considera la governance dei dati un ostacolo primario al successo dell’AI.
- Il 37% del tempo dedicato al data engineering è ora impiegato in progetti di AI, rispetto al 19% del 2023.
Misurare il valore generato dall’AI è fondamentale per giustificare l’investimento, dare priorità alle sue applicazioni e bilanciare i benefici futuri con i rischi potenziali.
Jennifer Belissent
Principal Data Strategist, Snowflake
L’ERRORE COMUNE
I team che si concentrano sulla selezione o sul fine‑tuning dei modelli prima di predisporre solide basi per i dati, la valutazione e la governance riscontrano spesso problemi di produzione difficili da diagnosticare e risolvere.
Guarda un video tutorial per iniziare a usare Snowflake Cortex Agents:
Tipi di AI
I sistemi AI sono comunemente classificati in quattro categorie in base alle loro capacità di memoria e ragionamento:
Reattiva → Memoria limitata → Teoria della mente → Autoconsapevole
In pratica, tutti i sistemi attualmente in produzione rientrano nei primi due tipi.
| Tipo | Descrizione | Esempio |
|---|---|---|
| Reattiva | Risponde agli input senza conservare memoria delle interazioni precedenti | Segnalazioni di anomalie in tempo reale, filtri antispam |
| Memoria limitata | Utilizza i dati storici per orientare le decisioni attuali | Sistemi di raccomandazione, modelli di rilevamento delle frodi |
| Teoria della mente | Comprenderebbe le intenzioni e lo stato emotivo delle persone | Non esiste ancora al di fuori della ricerca |
| Autoconsapevole | Avrebbe una coscienza soggettiva e consapevolezza di sé | Teorica |
L’implicazione pratica è questa: l’AI odierna opera in contesti circoscritti. Un modello offre buone prestazioni in un’attività perché è stato addestrato per quell’attività e valutato su dati simili a quelli che incontra in produzione. I sistemi che sembrano generalizzare sono in genere modelli a memoria limitata di dimensioni molto grandi oppure sistemi specializzati con un’ampia copertura dei dati di addestramento, non forme di intelligenza generale.
Discipline fondamentali dell’AI
Le discipline seguenti rappresentano i principali rami dell’AI applicata. Ciascuna presenta metodi, benchmark e modalità di errore specifici. Per i team che sviluppano o valutano sistemi di AI, comprendere su quale disciplina si basa una determinata applicazione è il punto di partenza per formulare le domande corrette sui requisiti dei dati, sui criteri di valutazione e sui rischi.
Machine learning addestra modelli statistici su dati storici per classificare gli input, prevedere i risultati o individuare pattern. Le principali decisioni di progettazione, tra cui feature engineering, tuning degli iperparametri e metodi ensemble, richiedono di bilanciare complessità del modello, interpretabilità e generalizzazione. La maggior parte dell’analisi predittiva aziendale si basa sul ML.
Deep learning utilizza reti neurali con molti livelli per apprendere rappresentazioni di dati complessi: immagini, audio, testo e segnali di serie temporali. Diverse tecniche fondamentali, tra cui la discesa del gradiente e la retropropagazione, consentono a queste reti di apprendere automaticamente le feature senza richiedere un’attività esplicita di feature engineering. Il deep learning è alla base della maggior parte delle funzionalità attualmente descritte come AI nelle app consumer. Scopri di più sul deep learning >
L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) consente ai sistemi di interpretare, classificare e generare il linguaggio umano. La NLP moderna si basa in larga misura su modelli linguistici fondati sui transformer ed è alla base di app che spaziano dalla classificazione dei documenti alle interfacce conversazionali e alla generazione di codice. Scopri di più sull’elaborazione del linguaggio naturale >
La computer vision applica il deep learning ai dati visivi, come immagini e video, per task che includono il rilevamento degli oggetti, la classificazione delle immagini, l’identificazione dei difetti e il riconoscimento facciale. È ampiamente utilizzata nel settore manifatturiero, nella logistica, nel settore sanitario e nella sicurezza. Scopri di più sulla computer vision >
L’apprendimento per rinforzo addestra agenti a eseguire azioni in un ambiente per massimizzare un segnale di ricompensa. È alla base di sistemi di gioco come AlphaGo e assume un’importanza crescente per la robotica, i sistemi autonomi e, in forma modificata, l’addestramento dei modelli linguistici mediante apprendimento per rinforzo da feedback umano (RLHF). Scopri di più sull’apprendimento per rinforzo >
L’AI generativa utilizza modelli foundation di grandi dimensioni, spesso definiti modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) quando applicati al testo, per produrre nuovi contenuti: testo, codice, immagini, audio e dati sintetici. Le funzionalità principali includono lo zero-shot learning, ossia l’esecuzione di task senza esempi di addestramento specifici, e il chain-of-thought prompting, che guida i modelli nel ragionamento graduale su un problema. In molte organizzazioni, la velocità di adozione ha superato lo sviluppo delle pratiche di valutazione, creando un rischio di governance che emerge nell’ambiente di produzione prima che nella pianificazione. Scopri di più sull’AI generativa >
L’AI multimodale combina input provenienti da diverse modalità, come testo, immagini, audio e video, in uno spazio di embedding condiviso, consentendo a un unico modello di ragionare su diversi tipi di dati. Rappresenta l’attuale frontiera dello sviluppo dei modelli foundation e assume un’importanza crescente per le app che devono elaborare insieme documenti, diagrammi e contenuti multimediali non strutturati.
Agenti AI e sistemi agentici
Un agente AI dispone di capacità molto più avanzate rispetto a un semplice chatbot. Un agente può pianificare più passaggi, utilizzare strumenti esterni, recuperare il contesto da fonti esterne ed eseguire azioni. Ad esempio, un chatbot per l’assistenza clienti può rispondere alle domande, mentre un agente può ricevere una richiesta, recuperare la cronologia dell’account pertinente, consultare una knowledge base, formulare una soluzione e aprire un ticket di assistenza, operando perlopiù in autonomia.
Questa capacità rende inoltre i sistemi agentici la categoria a più alto rischio nello stack di enterprise AI. Gli errori si accumulano nei diversi passaggi, quindi la supervisione umana deve essere pianificata prima del deployment.
Inoltre, la qualità degli agenti AI dipende dalle informazioni a cui possono accedere: qualità del recupero, gestione del contesto e affidabilità degli strumenti sono importanti quanto il modello stesso. Un agente che opera su dati obsoleti, incompleti o con un ambito definito in modo inadeguato produce rapidamente errori plausibili e formulati con sicurezza.
L’Agentic AI è attualmente l’ambito dell’enterprise AI che evolve più rapidamente e i framework di governance non ne seguono ancora il ritmo. I team che sviluppano sistemi agentici devono definire l’ambito, i percorsi di escalation e le modalità di errore prima del deployment, non dopo. Scopri di più sugli agenti AI >
Casi d’uso di AI in ambito aziendale
L’adozione dell’enterprise AI tende a concentrarsi negli ambiti in cui workflow, input di dati e criteri di valutazione sono ben compresi. Gli esempi seguenti riguardano aree in cui l’AI è già applicata in produzione, anziché esperimenti ipotetici o in fase iniziale.
Il supporto decisionale integra il giudizio di analisti e operatori con raccomandazioni generate dai modelli, come scoring del rischio, valutazione del merito creditizio, supporto alle decisioni cliniche e ottimizzazione della supply chain.
L’automazione gestisce attività ad alto volume strettamente legate a regole: elaborazione dei documenti, classificazione delle email, instradamento dei ticket di assistenza, inserimento dei dati e revisione del codice. Il valore risiede nella capacità operativa e nella coerenza, non nella novità.
La generazione di contenuti utilizza l’AI generativa per produrre su larga scala bozze, riepiloghi, traduzioni, descrizioni dei prodotti e documentazione interna. In questo ambito, il controllo della qualità e l’infrastruttura di valutazione sono più importanti della selezione del modello.
La personalizzazione è alla base dei motori di raccomandazione, del pricing dinamico, del marketing individualizzato e delle esperienze di prodotto adattive. Questi sistemi sono spesso le implementazioni ML operative da più tempo in un’organizzazione e presentano il maggiore debito tecnico accumulato.
Il rilevamento di frodi e anomalie utilizza il deep learning per identificare pattern che si discostano dai valori di riferimento: frodi finanziarie, intrusioni di rete, difetti del settore manifatturiero e problemi di qualità dei dati.
La previsione applica modelli di serie temporali e ML alla pianificazione della domanda, alla gestione della capacità, alle proiezioni finanziarie e alla modellazione del rischio.
Guarda questa presentazione per capire come l’AI generativa e il calcolo accelerato stanno trasformando ogni settore:
Governance, rischi e sicurezza dell’AI
La governance dell’AI non è più un’attività di pianificazione per un’implementazione futura. Molte organizzazioni governano ora sistemi già in produzione, compresi modelli e app sviluppati prima che fossero pienamente definiti i controlli aziendali, le strutture di responsabilità e le pratiche di monitoraggio.
Il quadro normativo ha reso la questione più urgente. L’AI Act dell’Unione europea (regolamento UE 2024/1689) stabilisce requisiti differenziati in base al livello di rischio: i sistemi utilizzati nella selezione del personale, nel credito, nelle attività di contrasto e nelle infrastrutture critiche sono soggetti agli obblighi più rigorosi. L’AI Risk Management Framework del NIST fornisce una struttura volontaria, ma ampiamente adottata, per identificare, valutare e gestire i rischi dell’AI durante l’intero ciclo di vita del modello. Entrambi presuppongono che la governance inizi in fase di progettazione, non di implementazione. Di conseguenza, le organizzazioni che hanno saltato questo passaggio stanno ora costruendo retroattivamente le strutture che avrebbero dovuto predisporre fin dall’inizio.
I rischi dell’enterprise AI rientrano in tre categorie:
- Il rischio dei dati riguarda qualità, bias, provenienza e privacy dei dati di addestramento.
- Il rischio del modello riguarda accuratezza, calibrazione, drift e interpretabilità.
- Il rischio operativo riguarda gli effetti a valle degli output dei modelli su decisioni, persone e sistemi.
La gestione di questi rischi richiede valutazioni sistematiche, ossia processi definiti per testare il comportamento dei modelli prima dell’implementazione, monitorarlo in produzione e rilevare il drift prima che diventi un problema aziendale.
Lo stesso schema si osserva nelle implementazioni aziendali: i team che investono tempestivamente nelle valutazioni rilevano le modalità di errore prima che raggiungano la produzione, mentre gli altri finiscono per ricostruire i problemi a partire dalle segnalazioni degli utenti.
Il modo per espandere un utilizzo efficace dell’AI, e aumentare il valore che ne deriva, è implementare e industrializzare. Questo richiede l’allineamento tra la tecnologia e il business, il coordinamento delle risorse e la standardizzazione delle policy e dei processi.
Jennifer Belissent
Principal Data Strategist, Snowflake
L’infrastruttura dati alla base dell’AI
La qualità dell’AI dipende dalla qualità dei dati. Questa relazione vale per ogni disciplina trattata nella guida: un modello di deep learning addestrato con dati non rappresentativi fallirà negli stessi modi di una regressione logistica addestrata con dati scadenti, ma in modo meno evidente.
I requisiti dei dati per l’AI moderna vanno oltre set di dati puliti ed etichettati. Includono controlli per l’accesso governato, affinché i modelli siano addestrati con dati che i team sono autorizzati a utilizzare; definizioni aziendali chiare, affinché le feature abbiano lo stesso significato negli ambienti di addestramento e produzione; lineage e provenienza, affinché i team possano ricondurre il comportamento di un modello ai relativi input; e un’infrastruttura ad alte prestazioni, capace di fornire dati ai modelli in fase di inferenza senza introdurre latenza o colli di bottiglia.
Sul piano operativo, il lavoro di data engineering si è spostato in misura significativa verso l’AI. Secondo il sondaggio di MIT Technology Review Insights, i data engineer dedicano ora il 37% del proprio tempo a progetti di AI, rispetto al 19% del 2023, una quota quasi raddoppiata in due anni. Questo cambiamento spinge i team responsabili delle piattaforme dati a rendere disponibili in modo affidabile dati pronti per l’AI, non solo teoricamente accessibili.
Storia dell’intelligenza artificiale
- 1950: il pioniere dell’informatica Alan Turing propone il test di Turing come misura dell’intelligenza delle macchine
- 1956: la Dartmouth Conference conia il termine “intelligenza artificiale”
- 1997: Deep Blue di IBM sconfigge il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov
- 2012: AlexNet vince la competizione ImageNet e il deep learning diventa il paradigma dominante nella computer vision
- 2017: i ricercatori Google introducono l’architettura transformer in “Attention Is All You Need”
- 2022: debutta ChatGPT e l’AI generativa entra nel dibattito aziendale mainstream
- 2024+: i sistemi di Agentic AI emergono come nuova frontiera delle implementazioni aziendali
L’affidabilità dell’enterprise AI dipende dal sistema operativo che circonda il modello: metodi di valutazione, accesso governato ai dati, pratiche di monitoraggio, strutture di responsabilità e percorsi di escalation per output errati, drift, cali delle prestazioni e comportamenti imprevisti. Le guide seguenti illustrano le discipline che consentono ai sistemi di AI di passare da implementazioni isolate a servizi di produzione affidabili.
IN SINTESI
L’enterprise AI ha maggiori probabilità di successo quando le organizzazioni allineano architettura, dati, valutazione e governance lungo l’intero ciclo di vita, riconoscendo che sistemi di AI diversi impongono requisiti differenti, ma devono comunque operare secondo controlli coerenti.
Domande frequenti
Le risposte degli esperti Snowflake alle domande più comuni sull’intelligenza artificiale.
Che cos’è l’AI in termini semplici?
L’AI indica sistemi software che svolgono task associati al ragionamento umano: riconoscere schemi, formulare previsioni, comprendere il linguaggio e generare contenuti. In pratica, la maggior parte dei sistemi di AI è costituita da strumenti specializzati, ottimizzati per task specifici, anziché da motori di ragionamento generico.
Qual è la differenza tra AI e machine learning?
Il machine learning è un sottoinsieme dell’AI. L’AI è il campo più ampio che comprende i sistemi in grado di svolgere task di ragionamento simili a quelli umani. Il ML è un approccio specifico alla creazione di sistemi di AI che apprendono schemi statistici dai dati anziché seguire regole programmate esplicitamente.
ChatGPT è un’intelligenza artificiale?
Sì. ChatGPT è un’applicazione di AI generativa basata su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), che derivano dal deep learning, un sottoinsieme del machine learning, a sua volta sottoinsieme dell’AI. Pur avendo capacità avanzate nel proprio ambito, non è un sistema di ragionamento generico.
Quali sono gli obiettivi principali dell’AI?
A livello aziendale, gli obiettivi dell’AI includono l’aumento della velocità, dell’accuratezza e della scalabilità di decisioni e operazioni, la riduzione del lavoro manuale e l’individuazione di schemi nei dati che le persone non riuscirebbero a identificare senza supporto.
Come viene utilizzata l’AI nelle aziende?
I casi d’uso aziendali con i volumi più elevati sono il supporto decisionale, l’automazione dei processi, la generazione di contenuti, la personalizzazione, il rilevamento di frodi e anomalie e le previsioni. L’elemento comune è l’applicazione dell’apprendimento statistico a task che in precedenza richiedevano molto tempo umano per ogni unità di output.
Qual è la differenza tra addestramento e inferenza di un modello di AI?
L’addestramento è il processo mediante il quale un modello di AI apprende schemi da grandi set di dati regolando i propri parametri interni. L’inferenza è l’utilizzo del modello addestrato per formulare previsioni o generare output su nuovi dati. In sintesi, l’addestramento crea il modello e l’inferenza lo applica.
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