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Che cos’è uno schema a stella? Una guida completa alla modellazione dei dati

Lo schema a stella è la tecnica di modellazione dei dati più diffusa nel data warehousing, che semplifica dati complessi organizzandoli in una tabella dei fatti centrale circondata da tabelle delle dimensioni descrittive. Questo articolo illustra i componenti principali dello schema a stella, i suoi vantaggi e svantaggi strutturali e il confronto con lo schema Snowflake, spiegando perché rappresenta la base della maggior parte delle attività di business intelligence (BI) e reporting analitico.

  • Presentazione
  • Che cos’è uno schema a stella?
  • Componenti di uno schema a stella
  • Esempio di schema a stella
  • Vantaggi dello schema a stella
  • Svantaggi dello schema a stella
  • Schema a stella vs. schema Snowflake: differenze chiave
  • Progettare e implementare uno schema a stella
  • Quando utilizzare uno schema a stella
  • Conclusione
  • FAQ sullo schema a stella
  • Clienti che utilizzano l’AI Data Cloud
  • Risorse sul data engineering

Presentazione

Lo schema a stella è una tecnica fondamentale e ampiamente utilizzata di modellazione dei dati, centrale nel data warehousing. Insieme, schema a stella e data warehousing semplificano attività analitiche complesse. La struttura dello schema a stella denormalizza i dati e li organizza attorno a una grande tabella dei fatti centrale che contiene misure quantitative (come importi o volumi di vendita) e a più tabelle delle dimensioni più piccole che contengono attributi descrittivi (come nomi dei prodotti, date o dettagli dei clienti).

Questo design specifico semplifica in modo significativo le query complesse, riducendo il numero di join necessari. Il risultato è un miglioramento sostanziale delle prestazioni e della velocità delle query, grazie a un modello intuitivo e facile da navigare che supporta strumenti di business intelligence (BI) per reporting, slicing dei dati e analisi approfondite.

Che cos’è uno schema a stella?

Uno schema a stella è un modo per organizzare i dati in data warehouse o data mart al fine di eseguire query semplici e rapide, un’attività chiave per i team di data engineering. Il suo obiettivo principale è strutturare grandi data set in modo intuitivo, ottimizzandoli per l’analisi. Lo schema a stella prende il nome dalla sua struttura visiva, che ne abilita la potenza analitica. Immagina una costellazione. Come una stella luminosa al centro, la grande tabella dei fatti si trova al cuore del modello. Questa tabella raccoglie tutte le metriche e gli eventi quantificabili di un’azienda, come importi delle vendite, quantità e timestamp.

Le tabelle delle dimensioni circostanti si irradiano verso l’esterno da questo nucleo centrale e sono collegate direttamente tramite relazioni a chiave esterna. Queste tabelle rappresentano i “raggi” della stella. Ognuna fornisce il contesto descrittivo, rispondendo alle domande “chi”, “cosa”, “dove” e “quando” associate ai fatti. Ad esempio, una tabella delle dimensioni può contenere tutte le informazioni su un prodotto (nome, brand, categoria), mentre un’altra raccoglie i dettagli temporali (giorno, mese, anno). Questa connessione diretta e a singolo passaggio dal centro a ogni dimensione è ciò che semplifica drasticamente la logica delle query e accelera le prestazioni del reporting.

Componenti di uno schema a stella

Il modello di dati dello schema a stella è definito da alcuni elementi fondamentali che stabiliscono le relazioni necessarie per un’analisi efficiente. I componenti principali sono due tipi di tabelle e le chiavi che le collegano.

 

Tabelle dei fatti

La tabella dei fatti è il fulcro dello schema a stella e memorizza i dati numerici destinati all’analisi. Contiene metriche quantitative e misurabili (spesso chiamate misure), come ricavi, quantità vendute o profitti. La sua struttura è in genere una tabella molto grande, con molte righe e relativamente poche colonne. Rappresenta eventi o transazioni a uno specifico livello di dettaglio, detto granularità.

La tabella dei fatti include tutte le chiavi esterne necessarie per collegarsi a ciascuna tabella delle dimensioni. La sua chiave primaria è spesso una chiave composita, ottenuta combinando le chiavi esterne delle dimensioni collegate.

 

Tabelle delle dimensioni

Le tabelle delle dimensioni circondano la tabella dei fatti centrale e forniscono il contesto necessario per interpretare i dati. Contengono attributi descrittivi e qualitativi che definiscono il “chi”, “cosa”, “quando”, “dove” e “come” dei fatti. Ad esempio, possono includere il nome del prodotto, la regione del cliente o il giorno della settimana. Sono più piccole rispetto alla tabella dei fatti, con meno righe ma spesso più colonne, poiché memorizzano informazioni descrittive dettagliate. 

Ogni dimensione dispone di una propria chiave primaria, utilizzata per stabilire la relazione con la tabella dei fatti. 

Le dimensioni sono in genere denormalizzate (o meno normalizzate rispetto ai database transazionali), raggruppando attributi correlati in un’unica tabella ampia. Questa struttura ottimizza le prestazioni, evitando join complessi tra tabelle delle dimensioni.

 

Chiavi primarie ed esterne

Questi concetti relazionali rappresentano il meccanismo che collega i due tipi di tabelle. La chiave primaria (PK) identifica in modo univoco ogni riga di una tabella. Nello schema a stella, ogni tabella delle dimensioni ha una chiave primaria. La chiave esterna (FK) è una colonna che fa riferimento alla chiave primaria di un’altra tabella. Nello schema a stella, la tabella dei fatti contiene le chiavi esterne che puntano alle chiavi primarie delle tabelle delle dimensioni.

 

Relazioni tra le tabelle

La struttura delle relazioni dello schema a stella è la sua caratteristica distintiva ed è progettata per ottimizzare le query analitiche. Questa ottimizzazione si basa su due regole fondamentali. In primo luogo, ogni relazione è di tipo uno-a-molti, in cui la tabella delle dimensioni rappresenta il lato “uno” (ad esempio un unico cliente) e la tabella dei fatti rappresenta il lato “molti” (quel cliente appare in molte transazioni). In secondo luogo, ogni tabella delle dimensioni deve essere collegata esclusivamente alla tabella dei fatti centrale. Questo schema radiale rigoroso implica che le tabelle delle dimensioni non siano mai collegate tra loro e che le tabelle dei fatti non siano collegate direttamente tra loro in un modello a stella puro. Il risultato è una logica di query più semplice e join rapidi a singolo passaggio dal centro.

Esempio di schema a stella

Un esempio concreto di schema a stella è rappresentato da un data warehouse per le vendite retail, in cui l’azienda analizza indicatori di performance (KPI) come ricavi, profitti e volumi di vendita in base a diversi attributi descrittivi. Lo schema a stella viene implementato con un’unica grande tabella Fact_Sales al centro, circondata da tabelle delle dimensioni come Dim_Product, Dim_Customer, Dim_Date e Dim_Store. La tabella Fact_Sales contiene le misure (come Total_Revenue) e le chiavi esterne che collegano gli ID univoci delle tabelle delle dimensioni. Questa struttura consente, ad esempio, di interrogare rapidamente il fatturato totale della categoria “Electronics” nella regione “North East” unendo la tabella dei fatti solo alle dimensioni Product e Store. La struttura a join a singolo passaggio garantisce la generazione rapida di report a supporto di decisioni tempestive.

Vantaggi dello schema a stella

Lo schema a stella è la tecnica di modellazione dei dati più adottata nel data warehousing perché la sua struttura semplificata e denormalizzata offre vantaggi analitici significativi, tutti orientati a ottimizzare l’accesso ai dati. I principali vantaggi includono:

 

Semplicità e facilità di comprensione

La struttura centrale, con la netta separazione tra fatti misurabili e dimensioni descrittive, è facilmente comprensibile sia per utenti tecnici, come i data engineer, sia per utenti di business. Questo riduce la curva di apprendimento per gli analisti e diminuisce il rischio di errori nella creazione dei report, poiché il percorso per unire qualsiasi dato contestuale (un cliente, un prodotto, una data) a un evento misurato (una vendita, un clic) è sempre diretto e chiaro.

 

Prestazioni di query più rapide

Gli schemi a stella sono progettati per la velocità. Denormalizzando i dati delle dimensioni, il modello riduce il numero di join necessari per eseguire una query. Invece di dover attraversare più tabelle concatenate per individuare un singolo attributo (con un impatto elevato sulle prestazioni), una query analitica richiede un solo passaggio dalla grande tabella dei fatti centrale alla tabella delle dimensioni desiderata. Questa riduzione della complessità relazionale consente un’esecuzione delle query molto più rapida anche su data set di grandi dimensioni.

 

Migliore supporto per gli strumenti OLAP

Il modello dimensionale dello schema a stella rispecchia perfettamente la logica dei sistemi di elaborazione analitica online (OLAP) e dei moderni strumenti di business intelligence (BI). Queste piattaforme sono progettate per fare lo “slice and dice” dei dati, ovvero partire da una misura e analizzarla attraverso diverse dimensioni. Poiché lo schema a stella organizza già i dati in questo modo, garantisce prestazioni e compatibilità ottimali per reporting, dashboard e analisi multidimensionali complesse.

 

Indicizzazione e join efficienti

La struttura coerente e prevedibile dello schema a stella consente ai motori di database di utilizzare tecniche di indicizzazione altamente efficienti, come gli indici bitmap, in particolare sulle chiavi delle dimensioni. La semplice struttura delle relazioni uno-a-molti facilita inoltre l’utilizzo di algoritmi di join rapidi e specializzati (come gli hash join), garantendo che l’associazione tra fatti e contesto avvenga in modo veloce ed efficiente anche con l’aumento dei volumi di dati.

Svantaggi dello schema a stella

Tuttavia, lo schema a stella presenta anche alcuni svantaggi:

 

Ridondanza dei dati

Sebbene lo schema a stella privilegi la velocità, uno dei compromessi principali è la ridondanza dei dati. Le tabelle delle dimensioni sono denormalizzate e combinano deliberatamente attributi che, in un sistema completamente normalizzato, sarebbero distribuiti su più tabelle. Di conseguenza, i dati descrittivi risultano spesso duplicati su molte righe. Ad esempio, un nome di categoria prodotto particolarmente lungo può essere ripetuto milioni di volte nella tabella delle dimensioni del prodotto. Questa ridondanza comporta un maggiore utilizzo dello spazio di archiviazione rispetto a modelli più normalizzati.

 

Minore normalizzazione

La scelta intenzionale di ridurre la normalizzazione nello schema a stella, in particolare nelle tabelle delle dimensioni, può rendere più complessi i processi di caricamento e manutenzione del data warehouse. Poiché i dati non sono altamente normalizzati, aumenta il rischio di problemi di integrità se gli aggiornamenti e gli inserimenti non vengono gestiti in modo rigoroso.

 

Scarsa efficienza in ambienti orientati alla scrittura

Gli schemi a stella sono ottimizzati esclusivamente per le operazioni di lettura, ovvero per le query analitiche. In ambienti con carichi di scrittura elevati, come i database transazionali, risultano generalmente meno efficienti. Il caricamento, l’aggiornamento o l’inserimento di grandi volumi di dati può essere più lento e complesso rispetto a sistemi altamente normalizzati, a causa della ridondanza intenzionale e della necessità di gestire tabelle delle dimensioni ampie.

Schema a stella vs. schema Snowflake: differenze chiave

I due modelli di dati predominanti nel data warehousing sono lo schema a stella e lo schema Snowflake. La differenza fondamentale tra i due riguarda il modo in cui gestiscono la normalizzazione all’interno delle tabelle delle dimensioni descrittive. La scelta tra questi modelli rappresenta una decisione strategica che bilancia velocità di analisi, efficienza dell’archiviazione dati e complessità di manutenzione. Nello schema a stella, le dimensioni sono denormalizzate (una singola tabella ampia) e collegate direttamente alla tabella dei fatti centrale. Nello schema Snowflake, le dimensioni sono normalizzate, suddivise in più tabelle di sottodimensioni e organizzate in una struttura gerarchica. 

 

Struttura e livello di normalizzazione

Nello schema a stella, le dimensioni sono denormalizzate (tabella unica e ampia) e collegate direttamente alla tabella dei fatti centrale. Nello schema Snowflake, le dimensioni sono normalizzate (suddivise in più tabelle di sottodimensioni) e organizzate in una struttura gerarchica.

 

Prestazioni delle query

Lo schema a stella è più veloce, poiché richiede meno join (un solo passaggio) per la maggior parte delle query analitiche. Questo lo rende ideale per il reporting ad alte prestazioni. Lo schema Snowflake è più lento, poiché richiede join a più passaggi più complessi tra tabelle di dimensioni e sottodimensioni. Questo aumenta l’overhead delle query. 

 

Efficienza dello storage

Lo schema a stella è meno efficiente dal punto di vista dello storage, poiché memorizza deliberatamente una maggiore quantità di dati ridondanti nelle tabelle delle dimensioni denormalizzate, aumentando l’impronta di archiviazione. Lo schema Snowflake offre una maggiore efficienza dello storage, poiché la normalizzazione elimina la ridondanza dei dati e consente tabelle delle dimensioni più piccole, che richiedono meno spazio complessivo.

 

Casi d’uso ed esigenze aziendali

Lo schema a stella è particolarmente indicato per le query ad hoc e per dashboard di BI ad alta frequenza e critiche in termini di prestazioni, in cui la semplicità è una priorità. Lo schema Snowflake è più adatto a dati gerarchici complessi e a contesti in cui le priorità principali sono l’integrità dei dati e la riduzione della ridondanza.

Progettare e implementare uno schema a stella

La progettazione e l’implementazione di uno schema a stella ottimale per un data warehouse seguono un processo strutturato che inizia con l’identificazione degli elementi aziendali su cui lavorare (fatti e dimensioni) e termina con il caricamento dei dati in un database fisico.

 

1. Identificare fatti e dimensioni

Determinare il soggetto da analizzare e il relativo contesto è il primo passaggio. In primo luogo, i team devono identificare il processo aziendale e la sua granularità (ovvero ciò che rappresenta una singola riga, come una riga di un ordine di vendita). Questo consente di separare i dati nella struttura fondamentale dello schema a stella: fatti e dimensioni. I fatti sono metriche quantitative e misurabili, come ricavi e quantità, che popolano la tabella dei fatti centrale. Le dimensioni forniscono il contesto descrittivo e qualitativo, come cliente, prodotto e data, che circonda i fatti. 

 

2. Strutturare le relazioni

Lo scopo fondamentale dello schema a stella è garantire velocità e semplicità di interrogazione. Per ottenere questo risultato, il modello deve seguire rigorosamente il pattern a stella, strutturando il design dimensionale con singole tabelle denormalizzate. È necessario un collegamento radiale, in cui ogni tabella delle dimensioni mantiene una relazione diretta uno-a-molti esclusivamente con la tabella dei fatti centrale. Le tabelle delle dimensioni devono inoltre rimanere isolate e non collegate tra loro, eliminando percorsi di join complessi e a più passaggi.  

 

3. Definire chiavi e indici

Chiavi e indici consentono alle tabelle di comunicare tra loro in modo rapido e accurato. A ogni tabella delle dimensioni viene assegnato un identificatore numerico semplice e univoco (chiave surrogata), ad esempio un ID temporaneo per ciascun cliente. Gli stessi ID fungono quindi da chiavi esterne (FK) nella grande tabella dei fatti centrale. Infine, gli indici su queste chiavi funzionano come la spina dorsale di un libro, consentendo al database di accedere direttamente ai dati rilevanti invece di scorrere ogni record, accelerando notevolmente le query.

 

4. Caricare i dati

Questo è il processo di popolamento dello schema con le informazioni. I dati vengono estratti dai sistemi sorgente, puliti e trasformati per adattarsi alla nuova struttura dimensionale. Questo processo, spesso definito extract, transform, load (ETL) o extract, load, transform (ELT), richiede una progettazione accurata. La progettazione deve gestire esplicitamente la ridondanza intenzionale delle tabelle delle dimensioni, garantendo che gli aggiornamenti o gli inserimenti non impediscano alle chiavi esterne nella tabella dei fatti di puntare correttamente ai record corrispondenti nelle dimensioni denormalizzate.

Quando usare uno schema a stella

Uno schema a stella è ottimizzato per le prestazioni ed è generalmente la scelta ideale nella modellazione dei dati quando l’obiettivo principale è massimizzare la velocità delle query analitiche e semplificare la struttura dei dati per un utilizzo immediato da parte del business. Fornisce la base più solida per la maggior parte delle esigenze di reporting analitico e BI. Ecco alcuni scenari chiave in cui uno schema a stella rappresenta la scelta migliore:

 

Quando le prestazioni e la velocità delle query sono prioritarie

Gli schemi a stella sono particolarmente adatti ad ambienti ad alta intensità di lettura, in cui l’obiettivo principale è ottenere tempi di risposta rapidi per le query, spesso grazie al numero minimo di join richiesti.

 

Quando l’attenzione si concentra su strumenti OLAP o BI per analisi multidimensionali

La struttura dimensionale semplice dello schema a stella si mappa perfettamente sulla funzionalità di “slice and dice” dei cubi OLAP e delle piattaforme BI, rendendolo il modello più compatibile ed efficiente per questi strumenti.

 

Quando la semplicità e la facilità di comprensione sono importanti per utenti non tecnici

Il layout intuitivo hub-and-spoke è facile da comprendere per analisti di business e altri stakeholder non tecnici, favorendo il reporting self-service e la data literacy.

 

Quando il reporting richiede aggregazioni coerenti tra tabelle dei fatti e delle dimensioni

La struttura diretta delle relazioni uno-a-molti garantisce che calcoli e aggregazioni analitiche (ad esempio le vendite totali per categoria) siano eseguiti in modo coerente e affidabile.

 

Quando i dati sono relativamente stabili e le operazioni di scrittura sono minime

Poiché le dimensioni denormalizzate rendono più complessi il caricamento e l’aggiornamento dei dati, lo schema a stella è più adatto ad ambienti in cui i dati vengono caricati in batch e l’attenzione è rivolta alla lettura di dati storici, non a frequenti aggiornamenti in tempo reale.

Conclusione

Ci sono molte ragioni per cui lo schema a stella rimane il gold standard nella modellazione dimensionale. In particolare, lo schema a stella rappresenta il ponte architetturale fondamentale tra dati transazionali grezzi e insight aziendali significativi. Comprendere e implementare efficacemente questo modello hub-and-spoke, con le sue dimensioni denormalizzate e la tabella dei fatti centrale, è essenziale per una strategia di data warehousing di successo. Uno schema a stella ben progettato si traduce direttamente in un’analisi dei dati notevolmente migliorata, grazie a prestazioni di query molto elevate e a un reporting intuitivo. In definitiva, semplificando l’accesso a metriche aggregate coerenti, lo schema a stella consente alle organizzazioni di eseguire analisi più rapide. Questo permette processi decisionali aziendali più informati e agili, in grado di generare un vantaggio competitivo.

FAQ sullo schema a stella

L’utilizzo combinato di schemi a stella e Snowflake all’interno dello stesso data warehouse è una pratica comune ed efficace, nota come schema ibrido o modello misto. È ampiamente adottata nelle architetture dati enterprise su larga scala e consente ai progettisti di applicare in modo selettivo i punti di forza di ciascun modello a diverse parti del patrimonio informativo. Uno schema ibrido privilegia la semplicità e le prestazioni dello schema a stella dove sono più rilevanti, e i vantaggi di storage e integrità dello schema Snowflake laddove la complessità dimensionale lo richiede.

Lo schema a stella si inserisce nella modellazione dei dati fornendo il pattern di progettazione centrale per la modellazione dimensionale, che rappresenta l’approccio preferito per i sistemi di data warehousing e analisi. I modelli altamente normalizzati sono pensati per i sistemi transazionali, mentre lo schema a stella utilizza intenzionalmente una struttura denormalizzata per privilegiare velocità e semplicità delle query. Fornisce una visione dei dati altamente intuitiva e orientata al business, separando gli eventi misurabili in una tabella dei fatti centrale e gli attributi descrittivi nelle tabelle delle dimensioni circostanti. Questa architettura garantisce che query analitiche complesse, che in genere richiedono l’aggregazione di metriche su più contesti aziendali, possano essere eseguite con join minimi e veloci, rendendo lo schema a stella il blueprint essenziale per una business intelligence (BI) efficace.

Uno schema a stella è fondamentalmente un modello OLAP (Online Analytical Processing). È progettato specificamente per workload di analisi e reporting in un ambiente di data warehouse, che rappresenta lo scopo principale dell’OLAP. Non è un modello OLTP (Online Transaction Processing), utilizzato invece per l’elaborazione quotidiana delle transazioni in tempo reale nei database operativi.

Lo schema a stella raggiunge la propria funzionalità OLAP dando priorità alle prestazioni di lettura rispetto a quelle di scrittura, utilizzando la denormalizzazione per consentire aggregazioni rapide e analisi multidimensionali dei dati.